Il 5 dicembre 2023 ad Ait-Sedrat-Adrar-Ufella, nella provincia di Tinghir, in Marocco, la famiglia Tair chiede la registrazione del loro neonato chiamato “Amazigh”. Circa tre settimane dopo, l’autorità amministrativa di Tinghir rifiuta di convalidare la registrazione con questo nome. (Amazigh ha il significato di «uomo libero» e designa i berberi nella loro propria lingua, preferito al termine classico che deriva dal greco con il significato di «barbaro», N.d.R.).

Ad oggi, più di un mese dopo la sua nascita, il bambino Amazigh Tair è privato del suo diritto fondamentale di portare il nome scelto dai suoi genitori. Questi si vedono costretti a ricorrere eventualmente ai tribunali e a subire onerose e complesse procedure amministrative e giuridiche per far valere i legittimi diritti del loro bambino.

Ricordiamo che, rifiutando d’iscrivere il nome Amazigh, l’amministrazione marocchina viola

  • La costituzione del paese che riconosce che l’amazighità è una componente dell’identità marocchina e che ha elevato la lingua amazigh al rango di lingua ufficiale.
  • La legge organica n. 26-16 del 2019 relativa all’attuazione del carattere ufficiale della lingua amazigh.
  • La Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e in particolare il suo articolo 7 che prevede che “il bambino deve essere registrato immediatamente dopo la nascita e ha il diritto a un nome sin da allora”,
  • L’articolo 8 che stabilisce che gli Stati devono “rispettare il diritto del bambino di preservare la propria identità”.
  • L’articolo 30 che afferma che “un bambino indigeno non può essere privato del diritto di avere la propria vita culturale”.
  • L’ordine dato nel novembre 2023 dal Comitato dell’ONU per l’eliminazione della discriminazione razziale al governo marocchino “di garantire che gli ufficiali dello stato civile rispettino appieno le disposizioni normative relative al diritto di ogni cittadino di scegliere il nome del proprio figlio e di registrarlo, compresi i nomi amazigh” (CERD/C/MAR/CO/19-21 del 23/12/2023).

Dal momento che si tratta della questione amazigh, le autorità marocchine sembrano non avere alcuna esitazione nel violare le leggi nazionali e internazionali. Il Congresso Mondiale Amazigh (CMA), un’organizzazione non governativa internazionale per la protezione e la promozione dei diritti degli Amazigh, esprime la sua piena solidarietà con la famiglia Tair, denuncia e condanna fermamente la persistenza delle violazioni dei diritti degli Amazigh e il razzismo istituzionale anti-amazigh in Marocco. Il CMA ritiene che il divieto del nome Amazigh Tair non sia un errore o una colpa individuale commessa da un semplice funzionario dello Stato. È opera di responsabili di alto livello nella gerarchia dell’amministrazione. Ciò testimonia il fatto che l’amministrazione marocchina rimane contaminata dal razzismo anti-amazigh.

Il CMA chiede urgentemente all’autorità più alta del paese di:

-Avviare un’indagine indipendente per determinare i nomi dei responsabili della decisione di rifiutare la registrazione del nome Amazigh Tair,

-Sospendere dalle loro funzioni tutti i responsabili di questa decisione illegale e razzista e perseguirli legalmente,

-Presentare le scuse del governo marocchino alla famiglia Tair e garantire il risarcimento del danno morale subito,

-Adottare misure decise per porre fine al razzismo istituzionale anti-amazigh,

-Accelerare l’attuazione effettiva del carattere ufficiale della lingua amazigh,

-Rispettare scrupolosamente gli obblighi internazionali dello Stato marocchino in materia di diritti umani e dei popoli. Parigi, 26/12/2973 – 7/01/2024 Ufficio del CMA.

Informazioni e azioni:  Congresso Mondiale Amazigh/Amazigh World Congress – 9, rue Parrot – CS 72809 – 75590 Paris Cedex 12, France Web: www.congres-mondial-amazigh.org – Email: congres.mondial.amazigh@wanadoo.fr