Nella sera di venerdì 29 luglio la sala Di Vittorio della Camera del Lavoro della CGIL di Reggio Emilia si è  gremita di gente proveniente  da diversi territori e da fuori regione  per ascoltare la dottoressa Stefania Maurizi, giornalista di inchiesta, sul temaLa vita di Assange è appesa a un filo. Perché dobbiamo salvarlo.”

L’affluenza delle persone ha dimostrato quanto stia diffondendosi l’interesse e la preoccupazione  per la sorte di Julian Assange e quanto sia apprezzata  Stefania Maurizi, che si rende disponibile a tenere conferenze in Italia e all’estero per contribuire a far comprendere che Julian è in pericolo di vita e perché è fondamentale salvarlo.

E’ la giornalista che si sta impegnando per sensibilizzare  l’opinione pubblica e in un forte lavoro investigativo trovare strumenti e modi efficaci per impedire che Julian Assange venga estradato in America, ottenendo invece la sua liberazione.  Il suo libro “Il Potere Segreto” uscito nell’agosto 2021, edito da Chiarelettere, è un’opera importante che testimonia e raccoglie il percorso professionale e umano di Assange e lo studio e la ricerca che l’autrice ha svolto dal 2010 a fianco di Wikileaks.

Come giornalista investigativa, Stefania Maurizi ha svolto la sua professione presso il quotidiano la Repubblica e il settimanale L’Espresso, per poi arrivare a scrivere ora per il Fatto Quotidiano. Nella sua esposizione ha messo in rilievo quanto oggi la libertà di stampa sia precaria e condizionata, rendendo difficile il giornalismo d’inchiesta e investigativo.

E sempre più difficile difendere l’informazione autentica, perché viene condizionata da gruppi di potere politico ed economico.

Julian Assange, giornalista d’inchiesta australiano, fondatore di Wikileaks, ha assunto notorietà internazionale nel 2010 per aver divulgato, attraverso  un potente sistema di cifratura (che ha cambiato  il modo di fare informazione), documenti statunitensi secretati concernenti crimini di guerra compiuti dall’esercito Usa. Dai cablo di WikiLeaks,  escono le stragi dell’Afghanistan, l’uccisione di civili in Iraq, l’inferno, le torture disumane con gli ‘interrogatori potenziati’ nel carcere di Guantanamo e di  Abu Ghraib.

Stefania Maurizi, “è l’unica giornalista che ha lavorato su tutti i documenti di Wikileaks a stretto contatto con Assange, contribuendo in maniera decisiva alla ricerca della verità; ha citato  in giudizio quattro governi, (Stati Uniti, Inghilterra, Svezia, Australia) per accedere ai documenti del caso. Gli abusi e le irregolarità emersi da questo lavoro d’inchiesta sono entrati nella battaglia legale tuttora in corso per la liberazione del fondatore di WikiLeaks “ (Potere Segreto – Ed. Chiarelettere).

Nella serata, ha  ripercorso scrupolosamente la storia del giornalista Assange, esponendo i contenuti divulgati, per i quali è stato incarcerato con l’accusa di aver violato il segreto di stato. Segreto di stato violato, da Assange, “quando questo viene usato non per proteggere la sicurezza e l’incolumità dei cittadini, ma per nascondere crimini e garantire l’impunità dei potenti”. (Da “Il Potere Segreto – Ed. Chiarelettere). La  giustizia inglese, nota per la sua incorruttibilità, appare come condizionata  dai poteri di oltreoceano. E allora che fare?

Secondo Stefania Maurizi l’unica forza che può salvare oggi Assange  è la coesione dell’opinione pubblica intorno a lui. Espone esempi storici anche recenti dove la sensibilizzazione delle popolazioni ha portato risultati fondamentali nella vita degli  Stati. Il potere teme la gente che si unisce e partecipa, teme  le piazze e le manifestazioni. Ed è proprio la strada  che va percorsa.

Al termine della sua esposizione la dottoressa Maurizi ha risposto per circa 2 ore in modo esaustivo alle molteplici domande poste dal pubblico, mettendo in risalto i sistemi di controllo che i poteri  forti  usano sulle popolazioni per condizionarne la libertà  e renderle indifferenti  e passive. Di conseguenza le persone spesso non partecipano perché pensano di non contare nulla, mentre la loro  forza è ben conosciuta e temuta dal potere.

Un  esempio eclatante è proprio  la condizione di detenzione di Julian Assange voluta dagli Stati Uniti in accordo col Regno Unito. Assange ha denunciato i crimini ed è in carcere e coloro che li hanno compiuti  non sono stati sfiorati dalla legge. Con la complicità di certa stampa Julian è stato  accusato di eventi gravi, come il fatto  costruito ad arte riguardante lo stupro in Svezia che per diversi anni lo ha tenuto  sotto processo in quel paese, per poi  concludere che non c’erano prove. In questo caso la sua immagine pubblica è stata fortemente compromessa, allontanando la gente  e rendendo più complicata la difesa sociale. Un recente fatto che è giusto che arrivi alla stampa, è il suo recente matrimonio, con Stella Morris, madre dei suoi bambini, celebrato nell’ora d’aria senza poter scattare una solo foto. Un sistema carcerario teso a schiacciare totalmente la vita umana. Il piano degli Stati Uniti e della CIA  è evidente:  squalificarlo, far dimenticare la sua esistenza,  facendolo impazzire in una cella di 3 metri per 2 e produrre così la sua morte psichica e fisica. Nel silenzio, nell’ignominia.

Ora Assange si trova rinchiuso nel penitenziario di Belmarsh, in Inghilterra; il 21 aprile 2022 la Corte dei magistrati di Londra ha emesso l’ordine formale di estradizione negli USA, confermato e diventato esecutivo con la firma della Ministra dell’Interno inglese, Priti Patel, il 17 giugno 2022.

Gli USA che  hanno preteso inderogabilmente la sua estradizione lo accusano di  18 capi di imputazione in base alla legge sullo spionaggio (Espionage Act’ del 1917). Una legge di oltre 100 anni fa, promulgata in occasione dell’entrata degli  Stati Uniti, nella 1° guerra mondiale per punire chi si vendeva al nemico passando informazioni militari strategiche. Ed è così che ora viene usata dagli Stati Uniti per punire un giornalista d’inchiesta  che ha fatto bene il suo lavoro, tanto da denunciare i crimini commessi contro civili inermi da parte dell’esercito statunitense.  Il fondatore di Wikileaks rischia così 175 anni di carcere.

Il giornalismo investigativo e d’inchiesta, ha proseguito Stefania Maurizi, è fondamentale per la salute  di uno Stato e della sua democrazia. Democrazia e libertà di stampa  sono due valori  che devono coesistere, altrimenti  gli Stati compiono passi notevoli verso la dittatura. Julian Assange sta attraversando una vicenda drammatica  dimostrandoci  quanto è vero e quanti passi sono già stati fatti e si faranno con la sua estradizione in USA

Stefania Maurizi ci esorta a partecipare, a diffondere  la conoscenza di Julian e  i valori di cui  si è fatto portatore pur sapendo  che avrebbe e avrebbero pagato duramente  lui, Chelsea Manning ed  Edward Snowden. Loro non si sono girati dall’altra parte. Non facciamolo neppure noi.  Loro sono la forza autentica di questa terra. E anche noi lo siamo.

Ora Julian è in reale pericolo di vita. Noi abbiamo la concreta possibilità di mobilitarci. Aiutando lui aiutiamo noi stess* ad essere persone con la schiena dritta. Blocchiamo la china verso cui  stanno  scendendo libertà di stampa e democrazia. Ognun* di noi faccia appello alla coscienza. E facciamo ognuno e  insieme tutto il possibile per la sua salvezza.

Grazie Stefania Maurizi per la sua disponibilità e grande competenza. Per averci spronato, pungolato a riflettere, ad agire a favore della salvaguardia della vita di Julian Assange. Le Sue parole rimarranno dentro di noi insieme a quelle di  Paolo Borrometi, giornalista d’inchiesta  che, insieme a lei abbiamo  la fortuna di avere e di poter ascoltare.

“L’estradizione di Julian Assange negli USA è una vergogna etica e giuridica. Rischia 175 anni di carcere per aver fatto il proprio dovere: divulgare atti di interesse pubblico. Non si può rimanere in silenzio, altrimenti la responsabilità morale sarà anche nostra”.

Paolo Borrometi

Movimento FREE ASSANGE REGGIO EMILIA.