Ieri si è svolto il presidio settimanale, alla Statua della Libertà, organizzato dall’Assemblea palermitana NoGuerra. All’incontro ha aderito anche il  coro polifonico “Pietro Vinci” (fondato nel 2009 da un gruppo di insegnanti, presidi e appassionati) che ha eseguito diversi brani sotto la direzione di Pia Tramontana. Il Coro amatoriale ha voluto esprimere, con la sua partecipazione, ” il  dissenso su ogni forma di guerra, violenza, fabbricazione e vendita delle armi e su tutto ciò che possa fomentare l’odio tra i popoli”.

La rete associativa delle donne (UDIPALERMO – Le Rose Bianche – Donne CGIL Palermo – Coordinamento Donne ANPI – Donne caffè filosofico Bonetti – Il femminile è politico – #Governo di lei – Donne no Muos no War – CIF – Emily – FIDAPA sez. Palermo Felicissima – FIDAPA sez. Mondello – Associazione Donne Islamiche Fatima – LAB.ZEN 2 – Le Onde – Arcilesbica), protagonista dell’iniziativa settimanale, in un  comunicato ha scritto con estrema chiarezza che, così come aveva purtroppo previsto, “la guerra continua con il suo terribile carico di sofferenze, distruzione, morte in Ucraina e nel resto del mondo. Chi ne trae enormi profitti è la lobby delle armi”.  Nonostante tutto non demorderà dal perseguire la lotta pacifista per “riaffermare gli strumenti della cultura e della diplomazia come uniche vie per la pace, perché: si ponga fine alla guerra in Ucraina e ad ogni guerra nel mondo e si interrompa la corsa agli armamenti e la conseguente produzione di armi”.

L’obiettivo della mobilitazione, così come in tutte le altre città in cui manifestano le realtà pacifiste, è quello di riuscire a creare una vasta pressione popolare globale (come quella realizzatasi nel mondo, a partire dal grande movimento pacifista americano degli anni sessanta), capace di concretare nuovi fini di convivenza basati sulla solidarietà umana in ogni campo della vita sociale.

In particolare, oltre all’obiettivo della la smilitarizzazione del nostro territorio (con riferimento specifico alle basi di Niscemi e Sigonella), le promotrici dei presidi  invitano la cittadinanza a scendere in piazza per: costruire una Europa del disarmo e della pace; sostituire alla logica della forza e del dominio la logica dell’attenzione e della cura;  realizzare un vero progresso umano fatto di coesistenza cooperativa. In ragione di questi obiettivi tutti i giovedì “dinanzi al monumento dedicato ai caduti di guerra – scrivono nel comunicato le donne –  continueremo a ribadire il nostro No ai caduti, eroi, martiri di guerra e riempiremo la piazza di corpi, parole e pensieri di vita e di pace!”

In ultimo vogliamo riportare l’appello dell’UdiPalermo, letto nel corso del presidio, contro i tentativi di criminalizzazione e repressione di tutte le forme di espressioni del dissenso che colpiscono soprattutto i giovani per le loro rivendicazioni contro il potere costituito:

La democrazia di un Paese si misura in primo luogo dalla capacità delle Istituzioni e della classe politica di prestare ascolto alle richieste delle giovani e dei giovani.

Ma all’indomani delle tragedie che si sono abbattute su due studenti medi morti mentre erano impegnati in tirocini formativi presso alcune aziende italiane, quando ragazze e ragazzi sono scesi per le strade per chiedere la soppressione della cosiddetta scuola-lavoro, il governo italiano non si è mostrato disponibile a prendere in considerazione la possibilità di dare ascolto alle istanze delle/dei giovani manifestanti che invece venivano duramente repressi dalle forze dell’ordine mentre alcuni di loro incensurati oggi si trovano nel carcere

Giovani messi a tacere mentre il nostro governo parla di guerra anziché di pace. Forse che li si vogliono già soldati che eseguono ordini?

Questi sono fatti che ci lasciano sgomente/i e pertanto vogliamo dare voce alle parole di un’amica della madre di Emiliano: “Emiliano ha 22 anni, Emiliano è figlio di un’amica, un ragazzo gentile che ti incontra e sorride. Emiliano è vegano e per questo motivo non tira neanche un uovo alle manifestazioni, ma Emiliano adesso è in carcere alle Vallette perché era in prima fila alla manifestazione degli studenti, arrabbiati per le morti dei loro compagni e per le manganellate subite. Emiliano è in carcere come Francesco e Jacopo, con solo accuse e prima di un regolare processo. Siamo stufe del silenzio assordante di questa città (Torino) che non si scandalizza neanche più e non reagisce di fronte allo scempio che la Procura sta facendo ai nostri ragazzi”.

Sempre in merito ai tre giovani manifestanti di Torino oggi alle Vallette, in ultimo vogliamo segnalare che lo Stato italiano, il quale durante la pandemia ha ritenuto che la salute pubblica dovesse essere al primo posto ponendo limitazioni alla libertà personale di ciascuna e ciascuno di noi, oggi tiene in carcere un giovane di 19 anni che una settimana prima dell’arresto aveva subito un intervento chirurgico al cuore.

 

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Repressione degli studenti: continua il pugno di ferro dello Stato, pronunciamento del Tribunale della Libertà di Torino