L’appello di ATTAC-Europe al G20-Finance merita attenzione. Ecco due riflessioni.

 

La prima è di natura tattica generale. Da anni sono convinto che i movimenti alternativi devono smettere di chiedere ai dominanti di adottare misure parziali e “pragmatiche” che siano accettabili per loro. Secondo me, quanto più violento e brutale è il sistema in vigore (come è stato negli ultimi 30 anni), tanto più i movimenti alternativi devono rivolgersi ai cittadini, informarli, sensibilizzarli, mobilitarli per soluzioni “radicali”, partecipando attivamente alle lotte politiche, economiche e sociali con l’obiettivo di modificare i rapporti di forza, e non di rendere il sistema “più umano” o “meno brutale”.  Questo è ciò che ci insegna la lunga lotta dei lavoratori (i loro successi e, negli ultimi anni, il loro declino) così come il totale fallimento, disastroso per il mondo, della “terza via” e del “capitalismo benevolo” negli USA.

La seconda, più importante, è sistemica. Riguarda il ruolo centrale della finanza nell’attuale sistema mondiale di dominazione e disuguaglianza. La funzione propria della finanza è quella di assicurare il buon governo dei legami tra risparmio e investimento, intervenendo all’inizio del ciclo di concezione e produzione della ricchezza e non solo nella fase della sua redistribuzione e consumo.

Attualmente, il sistema finanziario è caratterizzato dal predominio del potere dei soggetti privati sulla moneta  e sulla finanza a svantaggio dei soggetti pubblici.

Gli Stati hanno perso la loro sovranità sulla moneta e sulla politica monetaria, con poche eccezioni. Le decisioni sulla creazione della massa monetaria e la sua circolazione sono cadute nelle mani di società finanziarie private (banche, assicurazioni, fondi di investimento, ecc.). Le monete sono diventate delle merci.

La stragrande maggioranza delle banche centrali sono di proprietà privata e anche quando sono “pubbliche”, perseguono politiche che obbediscono agli imperativi del capitale e dei mercati privati. La BCE è addirittura giuridicamente e politicamente indipendente dagli Stati dell’Eurogruppo. Le Banche Centrali riconoscono che il loro potere d’intervento sulla moneta si esprime in reazione alle decisioni prese dai soggetti privati riguardo ai tassi d’interesse e alle loro operazioni sui mercati delle valute.

Per quanto riguarda la finanza e la politica finanziaria, è noto che negli ultimi 40 anni (in seguito al “riordino” da parte degli attori dominanti del sistema finanziario internazionale dopo il suo crollo nel 1971-73), le società finanziarie e tecnologiche private (con alta capitalizzazione di mercato) hanno dominato i mercati dei capitali senza rivali. Condizionano il risparmio e determinano il “rischio” dell’investimento.  Decidono le aree prioritarie d’investimento: quali prodotti, quali processi, quali servizi, per chi, quando, dove, come….). L’uso del capitale è una questione che riguarda i proprietari privati globali del denaro.

La politica finanziaria alla base della politica globale contro la pandemia Covid-19 è una dimostrazione drammatica dell’abbandono della sovranità finanziaria pubblica e della responsabilità verso miliardi di esseri umani. Gli stati “occidentali”, i più potenti economicamente e finanziariamente, si sono messi al servizio degli interessi finanziari di una manciata di grandi imprese private globali dietro il mistificante alibi della sicurezza sanitaria nazionale. La loro difesa violenta e ipocrita della proprietà privata sulla conoscenza degli organismi viventi è uno scandalo.

Lo stesso comportamento è evidente nella politica finanziaria a favore della lotta contro il cambiamento climatico, la perdita della biodiversità planetaria, l’inquinamento della terra e dei mari, la deforestazione, la scarsità/rarità globale dell’acqua. Questo spiega i pochissimi progressi compiuti  dalle 25 COP tenutesi finora. Contrariamente ai loro proclami, i poteri pubblici e le potenti imprese multinazionali stanno lasciando indietro centinaia e centinaia di milioni di persone.

Negli ultimi 30 anni, i governi hanno mercificato, privatizzato/liberalizzato/deregolamentato tutti i beni comuni della natura e della vita; hanno trasferito la proprietà e il governo della vita a soggetti industriali e finanziari. Ultimamente hanno persino lasciato alla finanza speculativa (derivati, sanguisughe dell’economia) il destino dell’acqua, fonte di vita della Terra.

Per questo non possiamo essere contenti, soddisfatti, della piccola briciola che i paesi del G7 promettono di far cadere dal tavolo dei sempre più numerosi miliardari (poche migliaia), a favore degli impoveriti del mondo, anch’essi in aumento (sono ormai più di 3,6 miliardi). La briciola fiscale proposta non è un piccolo passo positivo, è un affronto alla vita e alla dignità di quasi 4 miliardi di impoveriti.

Allo stesso modo, non possiamo essere soddisfatti di una misura fiscale sulle transazioni finanziarie internazionali del tipo della Tobin Tax, il cui unico vantaggio, come sappiamo, sarebbe stato quello di ridurre un po’ l’instabilità finanziaria. Ma questo è diventato più difficile a causa della finanza tecnologica ad altissima frequenza (milionesimi di secondo) e della generale privatizzazione e finanziarizzazione dell’economia e della politica.

Le misure decisive che potrebbero innescare un processo di trasformazione finanziaria non si trovano principalmente nella tassazione, anche se questa rimane importante. Le nostre società non sono più quelle dell’epoca in cui si è sviluppato lo Stato del welfare scandinavo. Le soluzioni devono essere cercate a livello della proprietà come alternativa alla mercificazione e privatizzazione della proprietà della vita, della “res publica”, su scala globale. Le misure devono soprattutto rovesciare la proprietà privata delle monete, la proprietà privata dello Stato, la proprietà privata dei beni comuni essenziali alla vita, l’appropriazione privata della natura, l’appropriazione privata della conoscenza.

Solo un esempio. Una tassazione “migliore” introdotta sulle attività farmaceutiche o sull’industria agro-chimica o sull’industria informatica/digitale, in assenza dell’abolizione dei brevetti sulla vita e sull’IA avrà molteplici limiti strutturali che impediranno la concezione, la produzione, la diffusione e l’utilizzo del denaro risparmiato e investito in un senso favorevole alla Giustizia, all’Uguaglianza nei diritti , alla Solidarietà/Responsabilità.

In mancanza di qualcosa di meglio, dobbiamo denunciare il furto della ricchezza dei popoli ed esigere la cancellazione immediata del debito dei paesi a basso e medio reddito. Bisogna (ri)cominciare a ristabilire la comunità pubblica dei beni essenziali alla vita, la priorità degli investimenti per la realizzazione dei diritti umani universali e della natura, la responsabilità planetaria dell’umanità. Come si può fare? Chiedendo ai cittadini e alle grandi organizzazioni civili e morali, compreso il mondo degli artisti, di lottare con ancora più forza e pressione di quanto non stiano facendo per la drastica riduzione delle spese militari; e denunciando la criminalità degli Stati che mantengono i paradisi fiscali, non mettono fuori legge la speculazione devastante, i derivati, i fondi di investimento predatori. Occorre cambiare il sistema finanziario alle radici e non limitarsi a  mitigarne gli effetti nocivi.